Marilena Rimpatriato è nata a Udine il 9 luglio 1972. Attualmente vive e lavora a Torino.
Nel 1996 vince il primo premio di poesia e video "Giuseppe Malattia della Vallata" di Barcis in provincia di Pordenone con la poesia "Papavero". Due anni dopo giunge al secondo posto nello stesso concorso con la poesia "Silenzio".
Nell'anno 1999 partecipa al premio "Nocciolino" della casa editrice G.E.D. di Chivasso ed al premio "Don Carlo Brandi" con la novella "Sposa di primavera" pubblicata presso la rivista relativa al concorso.
Nell'anno 2001 ottiene una segnalazione al concorso "Nocciolino" della città di Chivasso, una alla XIX Edizione del "Premio Nazionale di poesia "Pablo Neruda 2001" della città di Pinerolo ed il settimo posto al Premio Poeti dell'Adda della città di Melegnano in provincia di Milano.
Nell'anno 2002: 1° premio XX edizione del Premio Nazionale di poesia "Pablo Neruda, 10° posto al "Premio Letterario di Poesia a Chiaromonte", vincitrice del premio letterario "Marguerite Yourcenar" e finalista del Premio Letterario "Il Giro delle poesie in cornice".
Nell' anno 2003 ha ottenuto il terzo posto al "Premio Letterario Nazionale Santa Margherita Ligure Vivere il Mare. Nell'anno 2004 ottiene il secondo posto al Premio Letterario "F. Moro", Sartirana Lomellina.
Ha in attivo quattro pubblicazioni con la casa Editrice Montedit:
"Il giardino dei silenzi",
"Briciole di vita",
"I viali della giovinezza" ed
“Insegnami a volare".
Scrive dall'adolescenza e la poesia, il riportare avvenimenti della sua vita su di un pezzo di carta, le sono stati compagni durante tutto il percorso che l’ha portata alla maturità, al trovare risposte interiori, forza di debellare l'oblio e di percorrere, senza perdersi nei bivi del suo dedalo, il sentiero
che porta alla luce, alla spiegazione di un qualche cosa di accaduto in un certo momento e che l’ ha segnata in un qualche modo. Il suo incedere nel labirinto è da sempre stato animato da un dualismo di fragilità e forza, di luci ed ombre, ampiamente riportate nelle sue liriche; è una continua ricerca
di se stessa, confidata alla candida superficie del foglio di carta.
Parla molto spesso di silenzio, anela il silenzio, perché le permette di concentrarsi sui suoi passi, sul come affrontare una determinata problematica, anche se il suo, in realtà, non è un vero e proprio silenzio, ma un sussurrare il suo segreto alla stella cadente di una sera, o al ruscello che gorgoglia
trovato inaspettatamente nel sentiero, alla viola finalmente sbocciata, al foglio di carta, che non tradisce, ed offre ascolto. Le emozioni che si schiantano contro le pareti della sua anima offrono fertile strato suo scrivere, come lo offrono le luminose primavere che scandiscono la vita, i
sogni, le speranze che esorcizzano il dolore e permettono di ricominciare. E la sua anima si protende in cerca di una via d'uscita; il camminare le è liberatorio perché la spoglia delle paure, dalle voragini che intravvede al di là di se stessa.